CINEGATTO: NUREYEV. THE WHITE CROW

Hola readers,
eccoci qui con un'altra bellissima prima visione che la nostra cara Annalisa ha visto per noi, Nureyev, un film di genere biografico, drammatico, diretto da Ralph Fiennes.

Scheda Film

Nureyev - The White Crow è un film di genere biografico, drammatico del 2018, diretto da Ralph Fiennes, con Oleg Ivenko e Adèle Exarchopoulos. Uscita al cinema il 27 giugno 2019. Durata 122 minuti. Distribuito da Eagle Pitures.

Il film, tratto dalla biografia Rudolf Nureyev: The Life scritta da Julie Kavanagh, racconta la vita del leggendario ballerino Rudolf Nureyev, dall'infanzia nella gelida città sovietica di Ufa, fino agli anni trascorsi a Leningrado nella scuola di danza. Orgoglioso e ribelle, ‘Rudy’, a soli 22 anni, entra a far a parte della rinomata Kirov Ballet Company, con la quale va a Parigi nel 1961, per la sua prima tournée al di fuori dell’Unione Sovietica. Gli ufficiali del KGB, però, lo marcano stretto, diffidando enormemente del suo comportamento anticonformista e della sua amicizia con la giovane parigina Clara Saint. Per questo motivo al ballerino viene comunicato che non potrà andare a Londra con la compagnia e dovrà essere immediatamente rimpatriato per esibirsi al Cremlino. All’improvviso Nureyev comprende che sta pagando caro il prezzo della sua libertà e decide di chiedere asilo politico alla Francia.
RECENSIONE


Che cos’è la danza se non libertà? Quel diritto all’espressione personale frutto di disciplina e perseveranza che si conquista con sacrificio, per poi custodirla come un tesoro. Il regista Ralph Fiennes punta a una riflessione sull’importanza della libertà attraverso la storia di uno dei ballerini più famosi di tutti i tempi, Rudolf Nureyev. Non è un film sulla danza piuttosto sulla sua essenza, imprescindibile dal concetto che Finnes vuole far arrivare. Non sono presenti intere performance, ma solo pochi minuti coreografici. L’attenzione è invece puntata su cosa c’è dietro – sempre – a tutto questo. Perché la vita di un ballerino è sacrificio, dedizione, attenzione, allenamento. Sessioni interminabili di arabesque e plié, battement tendu e jeté, chassè e ronde de jambe. Sequenze alla sbarra che mirano alla perfezione, preparazione quotidiana per l’esecuzione sul palco che nemmeno un professionista può accantonare. Per questo raggiunge la grandezza solo chi la danza ce l’ha nel cuore. Nureyev era un ribelle, un innovatore, un amante dell’arte in tutte le sue forme. Ciò che non avrebbe mai seguito erano le regole, insensate per l’espressione di una passione, troppo strette per poter contenere qualsiasi animo artistico.


La sua tecnica non era perfetta, ma il suo percorso lo ha portato ad essere il migliore. Nasce a bordo di un treno, passa l’infanzia nella fredda citta sovietica di Ufa, fino a raggiungere la scuola di danza di Leningrado. A 22 anni fa parte della Kirov Ballet Company, e con loro metterà piede fuori dall’Unione Sovietica per una permanenza a Parigi. Ma sono gli anni ’60 di una potenza controllata e severa, e il ballerino non può fare nulla senza la presenza degli ufficiali del KGB. Quando può, sgattaiola via dalle lezioni per visitare i musei parigini, osservare la perfezione delle sculture classiche e i dipinti cercando di coglierne l’essenza, restando incantato dai dettagli de “La zattera della Medusa” di Géricault, come dal vetro colorato della Sainte-Chapelle, o gli interni del Teatro dell’Opera. Ama imparare e migliorarsi, perché la differenza in scena è data proprio dalla ricchezza interiore. 

Quanto hai da raccontare e come puoi esprimerlo è l’unica cosa che conta. La filosofia dell’accademia di danza lo si evince già dal vestiario dell’insegnante Alexander Pushkin (interpretato dallo stesso regista al quale va riconosciuto un gran valore nel ruolo di attore non protagonista), in giacca e pantalone come un professore universitario. Trasmettere la giusta disciplina e tecnica è ciò che vorrebbe ottenere Pushkin e il resto dei docenti dai loro allievi, ma lui più di tutti è consapevole che la grandezza è ben altro, e Nureyev la possiede. Il film mostra in tre atti gli eventi legati al periodo antecedente il raggiungimento della fama, con flashback in bianco e nero dell’infanzia a Ufa, la crescita personale nella città parigina, fino al punto cruciale della decisione di lasciare o meno per sempre il suo paese in favore della libertà. Fiennes ha scelto di rimanere il più fedele possibile a ciò che stava raccontando, sia nelle location che nella scelta di attori russi che parlassero con il loro accento.


Anche la scelta di Oleg Ivenko, il ballerino ucraino che interpreta Nureyev sullo schermo, si è rivelata in linea con il suo obiettivo. Ed è una sorpresa, perché la prima prova attoriale del ballerino è più che riuscita, affrontata con lo stesso insegnamento del suo personaggio: provare davvero ciò che si vuole esprimere per arrivare al pubblico, senza “cercare di mostrarlo”. Senza basi tecniche di recitazione, è riuscito a convincere con la forza e l’energia appresa dalla danza e trasformarla per la parte. Personaggio e attore hanno in comune anche l’essere talmente straordinari da non poter fare a meno di notarli in una sala piena di altri ballerini. 

L’interesse per il film è nato in seguito alla lettura da parte del regista della biografia “Rudolf Nureyev: The Life” di Julie Kavanagh, ed è proprio questo ciò che potete aspettarvi di vedere, trovando un’attenzione estetica che spesso copre la lentezza del racconto. Una fotografia fredda della Russia degli anni ’40, il contatto con la mentalità più aperta e accogliente della società occidentale, e la volontà di un artista di cambiare il concetto di danza maschile, meritevole di attenzione e bellezza quanto quello femminile. Non più solo statue, ma meravigliosi danzatori colonne portanti dello spettacolo. Questo è ciò che Nureyev ha fatto, una rivoluzione che si estende nel modo di essere artista attraverso la necessaria concomitanza di musica, arte e danza, che si ripercuote nelle scelte di vita, per un mondo che non può essere limitante, ma necessariamente libero di lasciar esprimere.


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