RECENSIONE: UN ALTRO (D)ANNO DI VALENTINA TOMIROTTI

Buongiorno readers,
pronti per un libro ironico ma molto riflessivo? "Siamo troppo abituati a considerare la disabilità come la diretta conseguenza della malattia. Invece no, la malattia è un modo diverso di passeggiare nella vita"...

Un altro (d)anno
di Valentina Tomirotti
                                                      

Genere: Narrativa
Editore: Mondadori Electa
Prezzo: € 17,90 (ebook 8,99)
Pagine: 238
Uscita: 26 Marzo 2019

Da novembre, mese in cui Valentina urla il suo primo vagito, a ottobre: un anno al contrario. La nascita, l'infanzia, la scuola, la famiglia, le gioie, gli amori, il sesso e un po' di dolori. Né un diario, né un calendario, dodici mesi che parlano di una vita vissuta comodamente seduta su quattro ruote. Nessun caso clinico, solo la narrazione vivida e impertinente di una vita che incontra ostacoli a volte più imponenti delle barriere architettoniche, cercando di rendere stabile qualcosa che è nato in bilico. Non un'autobiografia, ma il racconto di dodici mesi lunghi trentasei anni. Un lunario un po' lunatico e ribelle, tutto da inventare, da sfogliare o forse da spingere, come le ruote di Valentina. "È sempre stata una questione di ruote, della loro grandezza: il loro raggio, l'ampiezza delle mie azioni che cambiavano a ogni pit-stop di crescita. Le ruote sotto al sedere, le ruote in testa, ma soprattutto le ruote che mi portano lontano perché ho sempre bisogno di scappare, andare, un moto a luogo qualsiasi, perché la noia è la mia ombra." Siamo troppo abituati a considerare la disabilità come la diretta conseguenza della malattia. Invece no, la malattia è un modo diverso di passeggiare nella vita. La malattia è come la verdura: prima accetti di mangiarla tutta, prima starai meglio e finirà la punizione. "Un altro (d)anno" è il racconto sfacciato di come si può mangiare la verdura sapendo poi di assaggiare anche un uovo di Pasqua anonimo, con una sorpresa da montare e smontare giorno dopo giorno. A volte scappa un "wow!", a volte è solo un pieno di cioccolata che diventerà un brufolo sfrontato, spuntato al posto giusto in un momento sbagliato. Prefazione di Malika Ayane.
RECENSIONE

Un altro (d)anno è la storia di Valentina Tomirotti, protagonista e autrice del libro in questione. State tranquilli però non vi troverete alle prese con un diario, un'agenda o un noisissimo libro autobiografico ma bensì tra le mani, vi ritroverete un racconto tutto al femminile, dodici mesi lunghi trentasei anni, vissuti "comodamente" seduti su una sedia a quattro ruote.
Valentina è affetta da Displasia Diastrofica, una rara malattia genetica caratterizzata da un difetto dell'accrescimento della cartilagine che le ha impedito di camminare ma non di avere sempre il sorriso sulle labbra.

Valentina con la sua scrittura ironica e divertente è riuscita nell'arduo compito di mostrarci come la diversità, non debba essere per forza vista come un ostacolo, ma semplicemente come un accessorio in più da abbinare alla vita.
In questo libro infatti l'autrice non nasconde le difficoltà e le sofferenze con cui ha dovuto scontrarsi per anni e non la troverete avvolta in un velo di ipocrisia solo per farsi bella davanti ai suoi lettori, perchè Valentina nonostante i dolori, le rinunce come il sesso o l'essere mamma, o l'impossibilità di mettersi in piedi per piccole azioni, come lo stare in fila alla posta, non si arrende, e ci dimostra con coraggio e determinazione, quanto sia importante la "voglia" di essere felici.

Siamo troppo abituati a considerare la disabilità come la diretta conseguenza della malattia. Invece no, la malattia è un modo diverso di passeggiare nella vita. La malattia è come la verdura: prima accetti di mangiarla tutta, prima starai meglio e finirà la punizione.
Lo stile del libro è così scorrevole e coinvolgente che in un attimo mi sono ritrovata a leggere i ringraziamenti, Valentina poi, dotata di un'ironia tagliente e di un'intelligenza spiccata, ha messo a nudo la sua vita emozionandomi tantissimo.
A voler essere onesti, prima di inziarlo, ho temuto che ad attendermi ci fosse stata una storia tosta, dal sapore amaro e duro, invece Un altro (d)anno nonostante le barriere che hanno caratterizzato da sempre la vita di Valentina, è un libro che lascia spazio alle riflessioni e che forse, proprio per questo, non andrebbe letto tutto in una volta ma un po' al giorno.

Ogni pagina di questo libro mi ha fatto desiderare di prendere a capocciate (giuro che però non sono violenta) tutte quelle persone, compresa me, che spesso si lamentano e si disperano per delle cavolate assurde. Ora non dico che, dopo aver letto questo splendido libro, dobbiamo diventari ipocriti e mostrarci grati per qualunque cosa o circostanza, ma ogni tanto... dovremmo trovare il tempo di fermarci e imparare ad apprezzare un po' di più quello che abbiamo...
Questa è la storia di una donna che nonostante i mezzi pesanti che rallentano la corsa e probabilmente bloccano il traffico, si è sempre fatta un discreto mazzo per poter essere felice. Perché alla fine di tutto, forse, è proprio questo il nocciolo: la felicità.
Io sono felice?
Ci ho messo dodici mesi, dodici, un anno a partire dal mese della mia nascita, per capire che tutto quello contro cui ho sbattuto questo muso duro mi ha reso felice. E sapete cosa c’è? Benché io viva ad altezza di poco gradevoli odori “bassi”, la mia vita è imperfettamente felice. O felicemente imperfetta. Ma qui di cliché non ne vogliamo. No?
Perchè leggere Un altro (danno)? Perchè conoscere la vita di una persona, che sa veramente cosa significhi fare dei sacrifici, non può che arricchirci umanamente e soprattutto perchè, vi "ammazzerete" dalle risate!

Se non cammini, non è detto che tu non possa comunque cadere. Così come nella vita devi imparare a parare i colpi, a proteggerti. “E tu, cos’hai imparato nella vita?”.
“A cadere con le mani in avanti”.

#perdire

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