CINEGATTO: RAYA E L'ULTIMO DRAGO

Disponibile su Disnet + Raya e l'ultimo drago, il nuovo lungometraggio firmato Disney e diretto da Don Hall e Carlos Lòpez Estrada.  


Scheda Film



L'
epica avventura targata Walt Disney Animation Studios Raya e l’Ultimo Drago viaggia  nel fantastico  mondo  di  Kumandra,  dove  molto  tempo  fa  umani  e  draghi  vivevano insieme  in armonia.  Ma  quando  una  forza  malvagia  ha  minacciato  la  loro  terra,  i  draghi  si  sono sacrificati per salvare l’umanità. Ora, 500 anni dopo, quella stessa forza malvagia è tornata e Raya, una guerriera solitaria, avrà il compito di trovare l’ultimo leggendario drago per riunire il suo popolo diviso.

RAYA E L'ULTIMO DRAGO

"Il mondo è lacerato. Non puoi fidarti di nessuno", dice Raya; "O forse è lacerato perché non vi fidate di nessuno", risponde il drago Sisu. Il concetto che fa da base all'intero film di Raya è quello del mondo in rovina a causa delle persone. Perché, vi chiedete? Perché siamo l'animale più evoluto, quello che non ha a disposizione artigli, zanne e pelliccia, ma un potentissimo cervello in grado di apprendere, di ricordare, di modificare le abitudini, di migliorare le capacità adattive, di progredire. Nonostante questo, usiamo le nostre capacità in modo sbagliato, e così il mondo peggiora ogni giorno di più: gli animali soffrono, la cattiveria dilaga, le risorse scarseggiano, la fede (in qualunque cosa) è sempre più lontana e il punto di non ritorno è sempre più vicino. Tutto questo si traduce nel film d'animazione Disney come la fine della magia. I draghi, nella cultura asiatica, rappresentano i valori positivi, sono portatori di magia e in particolare i Naga - i draghi simil serpenti protagonisti del film - sono creature strettamente legate all'armonia e all'acqua. I valori e le tradizioni culturali del sud-est asiatico vengono così ripresi nel film, mostrando come il declino della cooperazione e della fiducia tra le persone sia la conseguenza della scomparsa dei draghi - metaforicamente, come la perdita di valori e fede portino al punto di rottura.  




Raya ha perso il suo mondo a causa della sete di potere degli altri abitanti di Kumandra, desiderosi di possedere la pietra di drago che salvò il mondo dal precedente attacco dei Druun: 500 anni prima, infatti, l'umanità fu attaccata da queste oscure creature che trasformarono gli abitanti in statue di pietra, e toccò agli ultimi draghi salvare la razza umana, sacrificando sé stessi. Tutto ciò che rimase dei draghi e della loro magia fu racchiuso in una pietra luminosissima, bramata dalle diverse contee di Kumandra: essa si trova a Cuore, ed è ambita dagli abitanti di Dorso, Zanna, Artiglio e Coda. Si può parlare di un sacrificio dimenticato, di una battaglia di salvezza che non ha portato all'unione dei popoli, incuranti della fortuna dell'essere vivi e preoccupati di possedere il potere. 




Seppur quel potere fosse l'ultimo briciolo di speranza, di magia, di contatto con la natura rimasto a Kumandra, gli abitanti non desiderano la pietra per il suo valore effettivo, ma per ciò che essa rappresenta (potere, appunto). Raya è stata costretta a crescere da sola dopo che suo padre - il primo ad averle insegnato il rispetto per la natura e le creature e l'importanza di dialogo e condivisione - fu trasformato in pietra dai Druun. Oggi Raya è una donna e vuole ritrovare l'ultimo drago, Sisu, per salvare ancora una volta l'umanità. Ma chi ha raccontato a Raya che, secondo la leggenda, Sisu è ancora viva? Namaari, la bambina che ha tradito la sua fiducia da piccola rubando la pietra e rigettando Kumandra nel caos dei Druun. Questo significa che il cuore di Raya, seppur arido dopo gli avvenimenti catastrofici e non disposto a fidarsi di nuovo, è ancora predisposto a credere. Ed è importante, perché è solo per quella parte fiduciosa della Raya bambina che il mondo ha ancora una possibilità di salvezza. 




Credere che la magia esista, che tutto sia ancora possibile e recuperabile, è l'unica chiave di successo, non solo nei film Disney. Abbiamo tutti quella sorta di diffidenza verso gli altri, non possiamo fidarci di chi non conosciamo e siamo consapevoli di non sapere proprio tutto di chi conosciamo. Ma se c'è una cosa che Raya e l'ultimo drago (e in particolare proprio Sisu) ci insegna è che, per quanto diversi possiamo essere, ci sarà sempre fiducia e cooperazione per le cose importanti. E cosa può esserci di più importante che salvare il nostro pianeta? Così Raya è un film attualissimo, ecologista, che fa riflettere sull'importanza di seguire più quel briciolo di speranza rimasto nel cuore rispetto all'istinto di chiusura dettato dalla delusione dell'esperienza. E poi è un film che, ancora una volta, dà luce a una cultura diversa da quelle americane ed europee, solitamente focus quasi esclusivo delle vecchie produzioni (per realizzare Raya e l'ultimo drago sono stati svolti dei viaggi di ricerca attraverso i paesi del sud-est asiatico tra cui il Laos, l’Indonesia, la Tailandia, il Vietnam, la Cambogia, la Malesia e Singapore, al fine di immergersi nella cultura protagonista del film). La Disney, ancora una volta, si dimostra inclusiva, amante dell'ambiente e dei buoni valori, promotrice di speranza. 






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