PROGETTO INFANZIA: LA GRANDE FABBRICA DELLE PAROLE DI AGNES DE LESTRADE E VALERIA DOCAMPO

Buongiorno readers,
e ben trovati come vi ho accennato lo scorso martedì sul Blog è approdato il Progetto Infanzia.
Ogni martedì troverete una recensione o di Alessandro o di Katia che vi consiglieranno un libro su cui lavorare con i vostri bambini.


La grande fabbrica delle parole
di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo


Editore: Terre di Mezzo
Prezzo: € 10,00
Pagine: 40

Uno strano paese dove le parole sono in vendita e solo i più ricchi posso permettersele. E un bambino, Philéas, che vorrebbe dire "Ti amo" alla dolce Cybelle ma non ha abbastanza soldi nel salvadanaio.
C'è un paese dove le persone parlano poco. In questo strano paese, per poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle. Le parole più importanti, però, costano molto e non tutti possono permettersele. Il piccolo Philéas è innamorato della dolce Cybelle e vorrebbe dirle "Ti amo", ma non ha abbastanza soldi nel salvadanaio. Al contrario Oscar, che è ricchissimo e spavaldo, ha deciso di far sapere alla bambina che un giorno la sposerà. Chi riuscirà a conquistare il cuore di Cybelle?
Recensione


In un'epoca di turbamenti come la nostra, in cui la vita quotidiana è spesso un esercizio di sopravvivenza, l'identità - che implica una storia personale, amici, una famiglia, il senso di appartenenza a un luogo - diventa un lusso. Le persone, in stato di assedio, per fronteggiare le imprevedibili avversità, si nutrono di ciò che trovano nella cultura emergente: l'ironia protettiva e il disimpegno emotivo, la riluttanza a stringere legami affettivi a lungo termine, il vittimismo e l’abuso spasmodico di immagini e parole, un Io insomma che ruota intorno a stati whatsApp, facebook, twitter arricchiti di selfie e video.
Agnès de Lestrade ci regala una favola moderna, ambientata in uno strano paese che è lo specchio di tutta la difficoltà moderna nel dare il giusto valore alle parole.


“C'è un paese dove le persone non parlano quasi mai. È il paese della grande fabbrica delle parole”. Non parla nessuno perché le parole costano: bisogna comprarle e ingoiarle, per poterle usare. Ci sono parole che solo i ricchi possono permettersi; altre si nascondono tra la spazzatura, altre ancora possono essere acchiappate coi retini, come le farfalle. In questo paese abita Philéas, un bambino con il salvadanaio vuoto ma innamorato di Cybelle: nel giorno del suo compleanno vorrebbe dirle qualcosa di speciale, ma le parole costano troppo, quindi decide di usarne qualcuna trovata per strada, perché non possiede altro. Il problema è che anche Oscar, un bambino molto ricco, è innamorato di Cybelle: avendo molti soldi, le parla di continuo, con paroloni come “matrimonio” e “amore”, che costano davvero tantissimo. Philéas decide di usare tre parole catturate col retino e rischiare tutto. Cybelle le sente. E, nonostante tutto, sa a chi questo gesto è costato di più.


Philèas mette in campo tutto quello che ha, senza riserve. Oscar, al contrario, sommerso dalle possibilità che il denaro dei genitori gli offre, non dà valore a ciò che dice e, di conseguenza, a ciò che prova. Mentre Cybelle, bambina lungimirante, coglie la bellezza delle parole comuni, che acquistano valore grazie all'amore di Philéas, diventando così infinitamente più preziose di quelle vendute alla fabbrica delle parole. 

I disegni dell'argentina Valeria Docampo, nitidi e protagonisti della pagina, mettono in scena un bel contrasto tra i toni marroni dei paesaggi e dei personaggi più cupi e il rosso dei dettagli, che diventa predominante nel momento in cui Philéas regala le sue parole a Cybelle (col suo bel vestito ciliegia): il rosso, colore del sentimento per antonomasia, avvolge tutto, proprio quando risulta ormai evidente al lettore che, per amare qualcuno, non servono strane parole.


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