lunedì 2 gennaio 2017

RELEASE PARTY FLOWER DI ELIZABETH CRAFT E SHEA OLSEN

Buongiorno e Buon Anno readers,
ancora non avevo avuto modo di farveli perchè ieri sono ritornata veramente tardi da Venezia... Allora come avete passato questo fine anno? Spero che vi siate tutti divertiti! Siamo pronti per lasciarci alle spalle questo 2016 e iniziare un super 2017?
Le case editrici a quanto pare sono già pronte, quindi eccomi qui insieme ad altre colleghe blogger, per presentarvi il Release Party dedicato alla nuova uscita della Newton Compton Editori


Flower
Elizabeth Craft e Shea Olsen
                                           
Genere: Young Adult
Editore: Newton Compton Editori
Prezzo: Cartaceo 9,90 (ebook € 4,99)
Pagine: 320
Uscita: 2 Gennaio 2016

Charlotte vive con la nonna ed è una ragazza con la testa sulle spalle: bravissima a scuola, lavora in un negozio di fiori per pagarsi gli studi e nel tempo libero si prepara per l’ammissione alla prestigiosa università di Stanford. È molto concentrata e non si concede distrazioni, niente uscite serali e soprattutto niente ragazzi: la sua più grande paura è infatti quella di fare la fine di tutte le donne della sua famiglia, che hanno rinunciato a seguire le proprie aspirazioni a causa dell’amore. Una sera, all’ora di chiusura, entra nel suo negozio un misterioso e affascinante cliente, ombroso ma gentile, che le fa strane domande. Nonostante ne rimanga colpita, Charlotte è sicura di non rivederlo mai più… E invece la mattina dopo le viene recapitato in classe un mazzo di rose purpuree, i suoi fiori preferiti. A mandarglieli è stato proprio Tate, il ragazzo della sera prima, che inizia a corteggiarla in modo molto discreto ma deciso. Charlotte, dopo le resistenze iniziali, decide di uscire con lui per una sola sera. Ma appena fuori dal ristorante vengono assaliti da folla di paparazzi che grida il nome di Tate… Chi è davvero quel misterioso ragazzo e cosa nasconde dietro quei bellissimi occhi malinconici?

ESTRATTO: INCONTRO TRA CHARLOTTE E TATE


Quando la musica aumenta di ritmo, volteggio sentendomi un po’ stupida, ma decisa a dimenticare quanto la mia vita sia regolare e organizzata. Come non conceda alcuno spazio alla spontaneità. Prendo del nastro rosa, bianco e giallo; spargo brillantini sui petali dei tulipani e lustrini adesivi sui vasi; intanto canto sui pezzi sparati a tutto volume dal mio telefono e ballo come un’imbranata totale. Ho completamente dimenticato di essere al lavoro.
Sono ancora persa in quella situazione, quando mi sale un brivido dalla base del collo: qualcuno mi sta osservando. Alzo gli occhi dal caos che regna sul tavolo davanti a me, e riprendo fiato.


C’è un ragazzo con le mani in tasca dall’altra parte del bancone, e mi guarda. Non ho nemmeno sentito il campanello della porta quando è entrato. Sussulto, mi tiro su dai bouquet su cui ero china, e realizzo che l’ampia scollatura del top è scesa in basso, mettendo in mostra la coppa del mio reggiseno rosa.

   «Posso esserti d’aiuto?»,
chiedo, azzerando in fretta il volume della musica del telefono e facendolo scivolare nella tasca posteriore dei jeans, nel tentativo di smorzare l’imbarazzo che traspare dal colore del mio viso.
Lui mi studia, i suoi occhi scuri salgono dalla mia clavicola al viso, come se proprio non riuscisse a trovare una risposta alla domanda.


   «Mi servono dei fiori».
Mi accorgo che è stupendo: zigomi forti e labbra che si uniscono in una linea ben definita… labbra che trattengono il mio sguardo per un attimo di troppo.
   «Hai già un’idea?». 


Costringo il cervello a girare intorno alla sua solita serie di domande mentre i miei occhi continuano a vagare su di lui: jeans strappati, capelli rasati, e una T-shirt stretta mezza infilata nella cinta. I muscoli delle braccia sono appena visibili sotto le maniche di cotone, e il torace è ampio. Ha il genere di fisico che Carlos ama osservare per le strade di la – tipi che escono dalle palestre e dai locali, o che fanno una corsetta per il Sunset – alto, muscoloso e asciutto.
Non è che dovrei star lì a notare com’è fatto.

Sbatto le palpebre e riporto lo sguardo sul suo viso. Ha un’espressione guardinga, come se mi avesse beccato a valutarlo e aspettasse  il verdetto. Posso solo sperare che le mie guance non appaiano rosse come le sento io.
 

E per finire, vi consiglio di ascoltare, mentre leggerete questo estratto, la canzone che Charlotte stava ballando...



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