martedì 17 gennaio 2017

INTERVISTANDO... GIORGIO PIRAZZINI

Buongiorno readers,
con l'anno nuovo è giunto il momento di inaugurare un angolo a cui stavo pensando da molto tempo... vi state domandando a cosa mi riferisco? Ve lo spiego subito anzi ve lo mostro subito...
lettori miei... arriva sul blog l'angolo delle interviste e la prima vitttima, ehm ospite, è Giorgio Pirazzini autore di Gattoterapia.

GIORGIO PIRAZZINI

È nato nel 1977 ed è cresciuto a Lugo di Romagna. Si è laureato in Scienze della Comunicazione a Bologna e ha lavorato in comunicazione e pubblicità tra Londra, Lisbona e Parigi.
Ha pubblicato due romanzi, La notte raccolgo fiori di carne (2011) e I cattivi pensieri (2013), e una raccolta di racconti, 9 notti a Parigi (2011).





Intanto benvenuto nel mio angolino "gattesco" ti faccio la domanda di rito... chi è Giorgio Pirazzini, oltre ad essere uno scrittore, nella vita?

Sono sposato e ho una bambina. Adoro cucinare e leggere - quasi solo romanzi. Vivo a Parigi da dieci anni, prima ho studiato a Bologna e in Inghilterra e poi lavorato a Londra. Lavoro in pubblicità, come il protagonista di Gattoterapia, e ho più o meno la stessa età, vedo il traguardo della quarantina. Di Parigi amo non solo la cucina e il cibo, ma la sensazione di essere circondati dalla bellezza, amo le terrazze strabordanti di gente in primavera, le prospettive dei boulevard e i piccoli caffè, ahimé non più fumosi, ma ancora pieni di storie.

Quando hai cominciato a scrivere?

La scrittura è una passione senza inizio, c'è sempre stata fin da bambino quando dettavo a mia madre storie apocalittiche che duravano mezza pagina. Però è una decina d'anni che la coltivo con regolarità e ho pubblicato altri 3 romanzi con case editrici indipendenti (www.giorgiopirazzini.com). Scrivere è un'attività che mi rilassa, e, insieme alla lettura, è una splendida galleria di vite e avventure da vivere. (come "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni" Umberto Eco).

Ci sono autori classici o molto noti che credi abbiano influenzato, in qualche modo, il tuo stile?

Sono un grande appassionato di Hemingway che mi ha insegnato a diffidare degli aggettivi, amo Umberto Eco che mostra come essere sofisticati e divertenti, ho letto tutto Soriano perché amo la sua prospettiva appena un gradino sopra la realtà.

Parlando di libri in generale, qual è il libro che ti ha lasciato un segno e perché?

Non ho mai trovato un libro che “mi ha cambiato la vita” ma da ragazzo avevo uno scaffale della mia libreria dedicato ai libri che mi avevano appassionato. C’erano Cent’anni di solitudine, Dune, Il Signore degli Anelli, L’amore ai tempi del colera. Oggi ho perso quella bella abitudine, chissà perché, ma se l’avessi ancora ci metterei La favola di Venezia, La versione di Barney, Per chi suona la campana, Un’ombra ben presto sarai, I promessi sposi e sono indeciso fra Baudolino o Il Pendolo di Focault.

È giunto il momento di parlare del tuo libro... perché Gattoterapia?

I gatti sono un modello a cui aspirare, un modello che sento molto vicino con i gatti che ho avuto e che spiavo cercando di capire cosa vedessero con i loro movimenti imprevedibili, talvolta irritanti, spesso bizzarri. Perché scattavano improvvisamente senza che succedesse niente e invece restavano impassibili di fronte a tragedie. I gatti ti guardano negli occhi con una fermezza che ci fa vacillare, con una profondità che fa dubitare.
Insomma, meritavano un umano che volesse imparare da loro ad essere elegante, lascivo, distaccato e sensuale.
La gattoterapia diventa quindi una pratica che il protagonista del romanzo, Lorenzo, pratica per riuscire a diventare più distaccato dai piccoli problemi quotidiani, per curare la propria insicurezza e per diventare più ardito. Ma è la strada giusta?

La domanda qui sorge spontanea... Hai un gatto? Come è il tuo rapporto con questo animale?

Ne avevo due, di carattere diversissimo. Iago era un seduttore di umani, con un viso inferocito miagolava in faccia agli estranei e quando si sedevano sul divano gli saltava in grembo e li obbligava ad accarezzarli mentre si rifaceva le unghie sui loro jeans. Rosina era selvatica come una volpe, schiva e riservata, si avvicinava solo per prendere le crocchette, passeggiava lenta per la casa, silenziosa come un fantasma e ci guardava da lontano. Andavano d’accordissimo, chissà se erano amanti (platonici).

I buonissimi piatti all'interno del libro che mi hanno fatto venire voglia di cucinarli sono stati realmente testati anche da te? Ti piace cucinare?

Io adoro cucinare, è davvero una grande passione e questo si riflette nei miei romanzi dove aggiungo sempre indicazioni su cibi e sui sapori, specifico i vini e i gesti del mangiare. Di solito mi lascio sfuggire anche dettagli sulle ricette, divagazioni che mi permetto perché so che taglierò in fase di editing, tuttavia amo descrivere questi gesti. Ma stavolta erano parte della storia, Lorenzo, il protagonista di gattoterapia si appassionava al modo di cucinare il polpo o a una salsa al porto e frutti rossi e questo era parte della sua vita – come lo è della mia. Allora ho deciso di amalgamare le ricette nella narrazione, un’ispirazione da Montalban, lo scrittore di Barcellona da cui Camilleri ha preso il nome del suo personaggio, che nelle storie del detective buongustaio Pepe Carvalho, prende il tempo di spiegare cosa si mangi e beva lungo tutta la storia.
Ho cucinato almeno una volta quasi tutte le ricette, tranne alcune che erano davvero troppo professionali per un buon dilettante come me. E sono enormemente invidioso di quelli che riescono a realizzarle, proprio come Lorenzo.

Quale messaggio hai voluto inviare al lettore con Gattoterapia?

Il romanzo in sé è un’ode dei felini, al loro modo di affrontare la realtà, alla loro imprevedibilità e alla loro eleganza. Ma la storia va oltre e vuole mettere in scena un nuovo decadentismo, fatto di piaceri e sensi di colpa che si aggrovigliano, come in un "gomitolo di lana”. Ed è per quello che Lorenzo, il protagonista, dice che il mondo è il suo gomitolo di lana, può giocarci dando le zampate giuste ma può anche strangolarcisi. In fondo, deve trovare il suo equilibrio nella sua vita e nel rapporto con gli altri, soprattutto con le persone che ama, e ammirare lo sguardo indifferente dei gatti lo aiuta a essere se stesso, senza sensi di colpa per quello che non può essere e a ritrovare il piacere delle cose che ama fare, cucinare.

Stai lavorando a qualche altro romanzo?

Sempre. Ci sono sempre storie da inventare o da ispirarsi. Ora sto lavorando a un seguito spirituale di Gattoterapia, non ci saranno gatti ma sarà un altro romanzo contemporaneo in cui il protagonista deve raccogliere i pezzi della sua vita e rimettersi in sella dopo troppe delusioni. Sarà un romanzo che racconterà come rinascere con un viaggio e una nuova vita a cinquant’anni.

Prima di salutarci facciamo un piccolo giochino: Se ora avessi dinanzi a te un quaderno pieno di righe vuote, cosa scriveresti?

Ricette, ricette su ricette. Tutte i piatti che ora non ho tempo di preparare perché la mia splendida bimba di tre mesi pretende attenzione totale. Ma un giorno ci sarà anche lei a tavola ad assaggiare la mia cucina e spero che, come mia moglie, chiederà il bis.


RECENSIONE IL SALOTTO DEL GATTO LIBRAIO

Editore: Baldini & Castoldi,  
Collana: Romanzi e racconti  

Claudia e Lorenzo, una coppia di pubblicitari che vivono a Londra, sono ai ferri corti. Lei ha successo e un amante, lui si barcamena tra un lavoro che lo deprime e una moglie che lo surclassa.
Per superare la negatività, c’è una terapia sconosciuta, praticata in un esclusivo circolo londinese, la gattoterapia, che insegna a vivere imitando i gatti, la loro sensualità, indifferenza ed eleganza. Alzi la mano chi non invidia la dolce vita dei gatti: ci guardano con aria superiore, hanno modi aristocratici e non sentono legami. Ma potrà mai essere questa la soluzione?



Nessun commento:

Posta un commento