Pagina 69 #16

Buongiorno carissimi lettori,
oggi qui il tempo è variabile in sistesi uno "schifo"... sono arrivata al lavoro con il sole e ora si sta preparando per piovere, Mai un Gioia, guardate se la prossima settimana a Torino non nevica ahahaah
Come tutti i giovedì è arrivato il momento di dare spazio ad un autore emergente con la Pagina 69 che ricordo, è una rubrica ideata da Ornella di Peccati di Penna.
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L'ORA DEL DIAVOLO - ALESSIO DEL DEBBIO

Titolo: L’ora del diavolo
Autore: Alessio Del Debbio
Editore: Sensoinverso Edizioni
Genere: Antologia di racconti fantastici
Prezzo: € 15,00
Pagine: 130

Vincitore del III concorso Obiettivo Libro.
L’ora del diavolo è un’antologia di racconti fantastici ispirati a leggende e tradizioni lucchesi, rielaborate in forma romanzesca. Tredici storie, tredici strade che ci portano dritti nelle tenebre, nei luoghi oscuri e misteriosi delle Alpi Apuane, in Versilia e nella Piana di Lucca. Leggende e antiche credenze sono amalgamate in racconti dalle sfumature inquietanti e fantastiche, con magia e speranza che si intrecciano facendo luce sugli aspetti più crudi della natura umana.

Il diavolo si insinua nelle vite degli uomini, li tenta e li inganna: ma da sempre è l’uomo stesso a invocarne la presenza per godere di favori altrimenti inappagati e impossibili da soddisfare. L’ora del diavolo rielabora l’eterna lotta tra il Bene e il Male: bontà e forza di volontà contrapposte e furbizia e malvagità.

Numerose le leggende locali utilizzate nella creazione dei racconti, incentrati o legati alla figura del diavolo, come corruttore di anime, mercante di sogni, sobillatore e firmatario di patti che impegnano gli uomini in cambio di qualche servizio reso loro dal maligno. Qualche esempio? La storia di Lucida Mansi, della Busdraga di Camaiore, l’edificazione del Ponte del Diavolo (a Borgo a Mozzano), le figure degli streghi e dei Serpenti Volastri, della Serpe Regola, dell’Omo Selvatico, il gigante del Monte Freddone, le fate di pioggia, le sirene, il linchetto, i buffardelli, l’ombra di fumo e via dicendo.

«Non c’è nulla da temere» aveva detto Sandorino, quindi, voltandosi verso il fondo della grotta, aveva gonfiato i muscoli e urlato. «Diavolaccio, dove sei? Questa grotta è fredda e buia, ma a me proprio non fa paura. A casa brucia un bel focherello, anche per te se non fai il monello!»

In tutta risposta, dal fondo dell’anfratto era sortito uno sbuffo di fumo, strappando un grido alla donna e al mulo. Poi nient’altro. E ciò aveva convinto il giovane che fossero tutte fole. Così si era disteso, riparandosi con la mantella, e aveva invitato i recalcitranti compagni di viaggio a fare altrettanto. Al mattino, a burrasca passata, si erano preparati per ripartire, avvedendosi soltanto allora di un sacco abbandonato in una rientranza della caverna. Sandorino l’aveva scosso con un bastone, temendo vi fosse qualche animale, incontrando soltanto qualcosa di duro. Era un violino, vecchio ma ancora in buono stato, avvolto in una tela di canapa.

Incurante degli strilli della madre, che accusava il diavolo di averlo lasciato per lui, Sandorino lo aveva preso con sé, dando poi una sculacciata al mulo e avviandosi per tornare a Terrinca. Da quel giorno la sua vita era cambiata e aveva smesso di occuparsi degli affari di famiglia, e anche della povera madre, che vedova e con un solo figlio (scansafatiche, per lo più), faticava a tirare avanti. Tutto quello che Sandorino desiderava era suonare il suo strumento.

Lo suonava sempre, in casa e per strada, alle feste del paese o a ogni occasione gli si presentasse. All’inizio chiedeva soldi, poi iniziò a esibirsi gratis, travolto da un desiderio incontenibile di suonare, sentendosi appagato soltanto con l’archetto in mano e le corde che vibravano al ritmo della sua musica. E la musica ai paesani piaceva pure, abituati com’erano a sentire ben pochi suoni: il muggire delle mucche, lo strepitio delle galline e l’ululato del vento. Ma poi, piano piano, una lenta inquietudine iniziò a diffondersi, quando gli abitanti si accorsero che le galline davano meno uova, il latte delle mucche veniva cagliato, la frutta sugli alberi tendeva a marcire troppo in fretta e le verdure faticavano a maturare. La risposta unanime fu che la colpa era di Sandorino e del suo maledetto violino, che distraevano i paesani e gli animali dal loro lavoro.


(Estratto dal racconto “Il violinista del diavolo”, dall’antologia “L’ora del diavolo” di Alessio Del Debbio)

Viareggino, Alessio Del Debbio ha pubblicato il racconto fantasy distopico “L’abisso alla fine del mondo”, nel 2014, il romanzo young adults “Anime contro”, nel 2015, il romanzo new adult “Favola di una Falena”, Panesi Edizioni, nel 2016, e “L’ora del diavolo”, Sensoinverso Edizioni, sempre nel 2016. Numerosi suoi racconti sono usciti in antologie, come “I mondi del fantasy”, di Limana Umanìta Edizioni, “Racconti toscani” di Historica Edizioni, e le riviste Contempo e Streetbook Magazine.

Dal 2015 collabora con il portale di letteratura fantastica “Lande incantate” in cui scrive recensioni di romanzi fantasy contemporanei. Nell’estate 2015 organizza, assieme alla scrittrice Elena Covani, la rassegna “Un libro al tramonto” – Aperitivi letterari presso il Bagno Paradiso di Viareggio, per far conoscere autori toscani. Cura il blog “I mondi fantastici” che promuove scrittori emergenti di letteratura fantastica italiana. 

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