martedì 10 novembre 2015

TEASER TUESDAY #7


Buongiorno readers... ecco un altro appuntamento della settimana la Rubrica del Teaser Tuesday, e per chi ancora non sa come funziona ecco le sue semplici regole:
  • Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso
  • Condividi un breve spezzone di quella pagina (Teaser)
  • Attento a non fare spoiler
  • Riporta anche il titolo e l'autore così che i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto.
  • Ovviamente si posta il martedì (Tuesday)
Oggi vi voglio proporre un libro che mi ispira moltissimo, vediamo cosa ne pensate voi

Data di pubblicazione: 25 settembre 2012
Editore: 
Sperling & Kupfer
Autrice: Rachel Joyce
Pagine: 
310

A volte ci vuole un milione di passi per ritrovare se stessi. A volte basta un incontro per trasformare una vita. Quando viene a sapere che una sua vecchia amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, Harold Fry, tranquillo pensionato inglese, esce di casa per spedirle una lettera. E invece, arrivato alla prima buca, spinto da un impulso improvviso, comincia a camminare. Forse perché ha con la sua amica un antico debito di riconoscenza, forse perché ultimamente la vita non è stata gentile con lui e sua moglie Maureen, Harold cammina e cammina, incurante della stanchezza e delle scarpe troppo leggere. Ha deciso: finché lui camminerà, la sua amica continuerà a vivere. Inizia così per Harold un imprevedibile viaggio dal sud al nord dell'Inghilterra, ma anche dentro se stesso: mille chilometri di cammino e di incontri con tante persone, che Harold illuminerà con la sua saggezza inconsapevole e la forza del suo ottimismo. Harold Fry è un eroe senza essere super, un tipo alla Forrest Gump, un uomo speciale capace di insegnarci a credere che tutto è possibile, se lo vogliamo davvero. Toccante, commovente, ma anche venato da un'irresistibile ironia, "L'imprevedibile viaggio di Harold Fry" è un romanzo semplicemente indimenticabile: la più bella celebrazione dell'amicizia, dell'amore e dei sogni che vi capiterà di leggere per molto, molto tempo.
       [estratto dal Capitolo 2 - L'imprevedibile viaggio di Harold Fray]

Harold quasi non se ne accorse. Quasi non si accorse neppure della cassetta della posta. Prima ancora che la porta della cabina telefonica si chiudesse alle sue spalle, aveva già in mano la lettera di Queenie.
Cercò l’indirizzo e il numero di telefono, ma le dita gli tremavano così tanto da non riuscire quasi a digitarlo. Attese il segnale di libero, nell’aria immobile e pesante. Un rivolo di sudore gli colò lungo la schiena.
Dopo dieci squilli, udì finalmente un rumore sordo e una voce dall’accento molto marcato: «Casa di cura di San Bernardino. Buongiorno».
«Vorrei parlare con una vostra paziente, per favore. Si chiama Queenie Hennessy.»
Una pausa.
Harold aggiunse: «È molto urgente. Devo assolutamente sapere se sta bene».
La donna dall’altra parte fece un lungo sospiro. Harold sentì un brivido freddo lungo la spina dorsale. Queenie era morta; era troppo tardi. Si tappò la bocca con la mano.
La voce disse: «Temo che Miss Hennessy stia dormendo. Vuole lasciare un messaggio?»
Piccole nuvole gettarono delle ombre che si muovevano veloci sulla terra. La luce sopra le colline distanti era sfumata, non per via del crepuscolo, ma per lo spazio che vi si stendeva davanti. Si immaginò Queenie assopita a un capo dell’Inghilterra e lui in una cabina telefonica all’altro capo, separati da cose che non conosceva ma poteva solo figurarsi: strade, campi, fiumi, boschi, brughiere, monti e vallate, e tantissime persone. Le avrebbe incontrate e superate. Non c’era nessuna premeditazione, nessuna logica. La decisione giunse contemporaneamente all’idea. Si mise a ridere per quanto era semplice.
«Le dica che Harold Fry sta arrivando. Lei deve solo aspettare. Perché io la salverò, vedrà. Io continuerò a camminare e lei dovrà continuare a vivere. Glielo dirà?»
La voce rispose di sì. C’era dell’altro? Conosceva gli orari di visita, per esempio? Dove parcheggiare?
Lui insistette: «Non vengo in macchina. Voglio che lei viva».
«Mi scusi. Ha detto qualcosa riguardo alla sua macchina?»
«Vengo a piedi. Dal Devon meridionale a Berwick-upon-Tweed.»
Un sospiro esasperato. «La linea è disturbatissima. Cosa sta facendo?»
«Cammino», gridò lui.
«Capisco», disse lentamente la voce, come se la donna avesse preso una penna e stesse annotando il messaggio. «A piedi. Glielo dirò. Devo riferirle qualcos’altro?»
«Mi metto in viaggio in questo preciso istante. Finché io continuerò a camminare, lei dovrà vivere. La prego, le dica che questa volta non la deluderò.»
Che ne pensate?

2 commenti: